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La leggenda dell'aquila è il prodotto di un laboratorio finanziato dall'Assessorato alle Politiche Giovanili della Provincia di Trento.
Il laboratorio è stato tenuto dall'Officina in collaborazione con il Progetto Politiche Giovanili del Comune di Trento, lo Studio d'Arte Andromeda, KR Movie, Produzioni Soledoro, Webmotion TV, Parrocchia di S.Pietro (Trento)
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Ideatori e interpreti:
Aurelio Laino - drammaturgia e versi
Fausto Remini - musiche
Cristina Ciambella - dialoghi
Mara Sartori - Irene
Laura Lorenzi - Claudia
Aline Carraro - Patrizia
Vania Brun - Saggezza
Patrik Fongarolli - Ermanno
Paola Calliari - Innocenza
Clara Lanzingher - Ira
Francesca Micheletti - Coraggio
e con
Dennis Fontanari - Giorgio
hanno partecipato al laboratorio anche:
Chiara Ippolito, Natascia Tarturo, Federica Galas, Alessandra Luchetta, Giulia Ferrulli, Ilenia Brugnara
Ivana Di Camillo - coordinamento progetto
Aurelio Laino - regia
Francesca Postinghel - collaborazione alla regia
Fausto Remini - orchestrazione
Katia Bernardi e Rudy Concer - realizzazione video
Claudio Granatiero, Bruna Giordani, Tiziana Poli, Elena Negriolli - riprese video
Dania Tosi - vocal coach
Andrea Cristofori - fonico studio
Kimu Tai You - animazione 3D
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La leggenda dell'aquila
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Con i nostri laboratori solitamente cerchiamo di dar forma a idee innovative e come i partecipanti si mettono in discussione salendo sul palco per fare qualcosa di nuovo, così il team creativo dell'Officina sperimenta nuove strade per raccontare le sue storie. Da qui nasce uno spettacolo che unisce il teatro e la musica al cinema - due sono i cortometraggi inseriti nell'azione scenica - e al fumetto. Infatti esce con l'occasione un libro di fumetti ispirato alla fontana di piazza Duomo dove la nostra storia ha il suo epilogo. Ma si spazia nel multimediale grazie al fatto che l'Aquila protagonista della storia non è altro che un personaggio virtuale animato digitalmente. |
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La storia affonda le sue radici in due leggende tradizionali ma le reinventa e da ad esse un assetto drammaturgico più moderno, anche grazie alle stupende canzoni del maestro Remini, che conferma il suo talento di compositore.
Una giovane contadina ingenua è sposata a Giorgio, un uomo che la maltratta. Trova sollievo in lunghe passeggiate nei boschi fino a che non incontra le Vivane, creature mitiche che possono trasformarsi in aquile. |
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NOTE SULLA DRAMMATURGIA
Le leggende derivano da una trasmissione orale, di generazione in generazione si modificano e si plasmano alle società che attraversano mantenendo però un fondo di verità sugli usi e sui costumi di tempi remoti. I ritmi e le storie delle leggende raramente però si prestano ad un racconto drammatico e da qui sorge la necessità di una scelta quando si va a sceneggiarle: aderire alla tradizione o discostarsi e prendere il racconto orale come spunto per una nuova storia? Noi abbiamo scelto la seconda.
Il racconto che si dipana nel corso dello spettacolo è frutto della fusione tra due leggende, quella delle Vivane, recentemente messa per iscritto da Romano Oss sulla base della tradizione locale nelle Maddalene, e quella dell’aquila di pietra di Piazza Duomo a Trento, della quale esistono diverse versioni, anche piuttosto differenti.
All’atto di riscrivere in una sola storia le due leggende si è voluto privilegiare l’aspetto che riguarda il ruolo e la condizione delle donne di una volta. Ma il mondo di oggi ancora conserva molte sacche di discriminazione femminile, molti casi nei quali sembra applicare quella regola dell’editto di Rotari che rende possibile la condanna a morte di Irene non tanto in quanto assassina quanto come donna.
Rispetto alla favola di Oss (Le Vivane delle Maddalene) la nostra storia parte da dove la sua arriva, in una sorta di sequel. Oss termina infatti il suo racconto con la nascita delle Vivane, noi lo facciamo progredire mettendo le Vivane in azione. Al contempo nelle Vivane abbiamo visto le forze stesse della Natura, che sono poi la base dell’immaginario fiabesco delle leggende trentine. Forze bizarre, contraddittorie, talvolta benevole, altre volte addirittura assassine. Una Natura che da il sostentamento ma che può anche togliere la vita, quando come fulmine o come frana o come inondazione colpisce le popolazioni. Così anche le Vivane si contraddicono tra loro, non danno suggerimenti univoci lasciando alla loro interlocutrice un ampio margine nel quale può prendere corpo il suo libero arbitrio. Nella sua neutralità distaccata la Natura ci aiuta a vedere meglio le cose della vita, ma siamo noi poi a fare le scelte che ci riguardano.
L’altra leggenda, “L’aquila di pietra”, da cui abbiamo preso spunto è stata invece stravolta rispetto all’originale. Si tratta di una variante presente in molte città d’Europa sul tema della giustizia. La leggenda testimonia il ricorso alla pena capitale dei secoli passati e conserva un retaggio dell’ordalia, pratica per la quale l’innocenza o la colpevolezza venivano stabilite sottoponendo l’imputato a prove rischiose per ottenere un intervento soprannaturale a testimonianza dell’innocenza. Nella nostra versione abbiamo cambiato il protagonista che non è più un contadino reo dell’assassinio della moglie ma una contadina che uccide il marito. In questo modo abbiamo legato le Vivane a questa storia, in quanto la contadina Irene sarà oggetto dei consigli delle creature del bosco, e abbiamo messo in evidenza l’ingiustizia sessista contenuta nell’edito di Rotari, ovvero al tempo in cui i Longobardi importarono in Italia l’usanza dell’ordalia. Un uomo che uccide la moglie viene punito con una multa, quando non ci sia una giusta causa. La moglie che uccide il marito, a prescindere dalla causa, viene sempre messa a morte.
Ma il succo della nostra storia sta nella crescita delle tre giovani donne che ne costituiscono l’intelaiatura drammatica: Irene deve trovare la forza per affrontare il suo rapporto con il marito; Patrizia non può costruire la sua vita sui capricci da ragazzina viziata e deve capire che le azioni comportano delle conseguenze di cui siamo responsabili; Claudia che dovendo scegliere tra il dovere di Vivana e l’amore deve decidere cosa farà da grande.
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