A distanza
di sei anni dal primo esperimento di contaminazione teatro-musica
jazz che l'Officina ha provato a mettere in scena, ritorniamo
a quella che era una delle nostre vocazioni iniziali. Lo facciamo
grazie a questo piccolo spettacolo, adatto a cabaret e spazi
molto intimi.
Uno spettacolo piccolo
quindi, ma capace di dare emozione grazie all'unione tra la
lettura di due racconti-monologhi di Stefano Benni e il jazz,
quello classico ma sempre affascinante.
Il primo tempo consiste
nella lettura di One Hand Jack, la storia di un ragazzo che
suona il contrabbasso nei più malfamati locali della
città pur avendo un braccio solo. Le atmosfere grottesche
del racconto metropolitano di Benni si mescolano a quelle
soffuse create dal quartetto jazz. Atmosfere che iniziano
in sordina con ballad e blues ma che seguono la storia in
un crescendo di tensione che culmina nel finale a sorpresa
del racconto e nella cavalcata modale di Footprints.
Il secondo tempo
invece scandisce le quattro fasi del monologo "Misterioso",
una forma quasi di letteratura bop in cui i pensieri scorrono
liberamente dalla penna dell'autore alle orecchie del pubblico.
Una riflessione poetica sul mondo a partire dal contrasto
bianco-nero dei tasti del pianoforte.
Uno spettacolo di
grande suggestione e fascino. |